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Paleolitico

La storia dell'uomo è indissolubilmente legata al problema dell'adattamento all'ambiente e della capacità di sfruttare le risorse naturali per mezzo di sempre più avanzate a tecnologie. Essa inizia nell'era geologica più recente, il Quaternario, che si protrae da quattro milioni di anni.

Le testimonianze più antiche della presenza umana in Basilicata risalgono al Paleolitico Inferiore (circa 700.000 anni fa) e si riferiscono in primo luogo a rinvenimenti effettuati lungo le sponde di vasti bacini lacustri ubicati nei dintorni di Matera, nei territori di Atella Vitalba, di Venosa, del fiume Mercure e dell'alta valle dell'Agri. Questi luoghi, ricchi di acqua (elemento essenziale per la vita), costituivano l'habitat ottimale per forme elementari di sussistenza quali la caccia ai grandi mammiferi e la raccolta.

Gli alimenti vegetali, che integravano la dieta prevalentemente carnivora (non essendo praticata l'agricoltura), ci sono ancora in gran parte sconosciuti. Il clima e il paesaggio, che pure hanno subito numerose trasformazioni nel corso del Paleolitico, erano molto diversi da quelli attuali, tanto che, tra la fauna, si annoverano animali meridionale, quali la tigre con i denti a sciabola (specie sopravvissuta del periodo precedente), l'ippopotamo, elefante, il rinoceronte, cervidi, orsi. Questi animali vivevano proprio in prossimità degli specchi d'acqua precedentemente citati dove erano oggetto della caccia dell'uomo paleolitico. Tale attività era svolta con rudimentali armi e strumenti in pietra, che costituiscono oggi la principale testimonianza delle forme di vita e di occupazione del territorio da parte dei gruppi umani. Gli oggetti più antichi sono rappresentati da manufatti realizzati con la tecnica della scheggiatura su ciottolo, calcare, selce, quarzite, basalto e ossidiana.

Essi si ottenevano mediante percussori di pietra o, più tardi, di legno e di osso e venivano utilizzati per le attività quotidiane: per scuoiare gli animali, per tagliare la carne e per lavorare il legno. Gli strumenti del Paleolitico si distinguono in due grandi categorie: la prima comprende i manufatti di maggiori dimensioni realizzati su ciottolo scheggiato su una sola faccia o su entrambe (bifacciali), fino ad ottenere margini taglienti; l'altra raggruppa piccoli strumenti costituiti da schegge staccate dal nucleo del ciottolo e ritoccate (grattatoi, raschiatoi).

Oltre agli insediamenti all'aperto, diffusi in tutta la regione, nel Materano strumenti in pietra sono stati rinvenuti anche in grotta, a documentare una diversa forma insediativa.

Rarissimi sono i resti umani databili al Paleolitico, limitati, allo stato attuale, in Basificata ad un frammento di femore di Homo erectus, riferibile ad un individuo femminile adulto vissuto circa 300.000 anni fa a Notarchirico. presso Venosa. Circa 12.000 anni fa (Mesolitico) si attua un grande cambiamento climatico, con il passaggio ad un clima più caldo, il conseguente diradarsi degli alberi ad alto fusto e il lento venir meno della fauna a grandi mammiferi, che si spostano verso quote più elevate. L'uomo è dunque costretto ad affiancare alla tradizionale attività della caccia quella della raccolta, soprattutto di molluschi marini e terrestri, ed utilizza ormai strumenti in pietra di piccole dimensioni, funzionari a questa nuova forma di sussistenza.

Contestualmente si avvia il processo che porterà al superamento di un tipo di vita nomade e alla progressiva sedentarietà. Insediamenti in grotta sono ora documentati anche in località Tuppo dei Sassi di Filiano (area del Vulture), a Croccia Cognato (Oliveto Lucano - arca materana) e a Latronico (Basilicata meridionale, alta valle del Sinni). Proprio nella grotta di Tuppo dei Sassi sono, tra l'altro, documentate le più antiche testimonianze di pitture rupestri che alludono, dunque, all'interesse dell'uomo verso la simbolizzazione del reale espressa attraverso forme artistiche.


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