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Italici

Il Melfese è entrato da una ventina d'anni nel novero delle grandi aree archeologiche della Magna Grecia e si è rivelato un'autentica area-campione di una regione, la Basilicata, che conserva nella maggior parte delle sue aree interne tracce abbondanti e significative della presenza anellenica preromana.

Specie nel periodo compreso fra VIII e IV sec. le genti italiche sembrano essersi distribuite largamente lungo tutte le vallate appenniniche, in un quadro ambientale complesso e tormentato che ne ha favorito la frammentazione in un mosaico di gruppi dalla forte articolazione cantonale, pur se nell'ambito di aggregazioni etniche più ampie.

Forme e decorazioni delle ceramiche prodotte nei vari centri, al pari dei tratti peculiari dei riti funerari, permettono infatti di riconoscere negli abitanti del distretto nordorientale, che si estende da Melfi alle Murge e si prolunga lungo il versante di sinistra della valle del Bradano, le frange estreme delle genti apule (Dauni nel Melfese, Peucezi nel Materano); più a occidente e a sud, a partire dall'opposta riva dello stesso fiume, sono invece installati successivi nuclei di una popolazione di cui ci sfugge la collocazione etnica, già poco chiara anche agli antichi. Definita con un probabile anacronismo come enotria', essa scelse le sedi che a partire dalla fine del V secolo a.C. dovevano diventare proprie dei Lucani.

Naturalmente la ricerca archeologica non è stata in grado in passato (nè lo sarà in futuro) di fornire precisazioni di carattere etnico; dagli scavi sono emersi invece dati che, da un lato rendono evidente lo stretto legame fra lo sviluppo di queste genti e il prosperare delle città-stato greche della costa ionica, e dall'altro testimoniano le profonde differenze esistenti in tutti i principali aspetti della vita di queste società.

A segnalare l'interdipendenza fra i due mondi vale soprattutto la coincidenza cronologica fra il sorgere o l'improvviso e rapido ampliarsi - di tanti villaggi indigeni e la quasi immediata comparsa nelle tombe dei loro abitanti di non pochi oggetti di lusso fabbricati nella madrepatria o nelle colonie greche, affiancata dall'adozione, almeno per talune minoranze dominanti, di usi propri delle aristocrazie elleniche.

D'altra parte, la persistenza di una organizzazione economica e sociale arcaica, il mancato passaggio ad impianti abitativi di tipo urbano, l'assenza di strutture politiche di una certa complessità, la limitata organizzazione dei culti religiosi, marcano una realtà meno articolata e meno capace di trasformarsi e progredire. Quasi dappertutto gli scavi hanno rivelato, per il periodo arcaico e subarcaico, solo tracce di semplici agglomerati di capanne rette da pali o di piccole case fondate su muretti a secco, elevate con rami, argilla pressata, fogliame, raramente coperte di tegole. Alloro fianco, più o meno discoste, sono le tombe: talora scavate profondamente nel terreno, spesso ben protette da grandi lastroni di pietra o da tumuli di ciottoli, o al contrario ben occultate dall'assenza di ogni segno esterno, esse sono sopravvissute attraverso i secoli meglio di ogni altro resto, conservandoci non solo una gran mole di oggetti ma anche un altissimo numero di informazioni sulle credenze, i costumi, le gerarchie sociali di questi popoli.

Convinzioni religiose di possibili sopravvivenze e di esigenze anche fisiche che si protraggono oltre la morte si sono associate alla costante volontà di esibire, nell'ultima cerimonia pubblica, il valore o la ricchezza, in una parola il prestigio del defunto. Un mezzo non solo per onorare il morto ma anche (e forse soprattutto) per sottolineare il rango e la potenza del gruppo familiare di appartenenza.

Nè si tratta esclusivamente di tombe ricche: alle importazioni di oggetti greci (e, si deve aggiungere, etruschi, giunti dalla Campania, allora in gran parte sotto il controllo di quel popolo), si affianca l'adozione di costumanze particolari.

Nelle tombe maschili compaiono così taluni elementi dell'armamento difensivo in bronzo (elmi, gambali, scudi), tipico delle fanterie greche contemporanee, adattati invece quali ((armi da parata per i gruppi dominanti. Insieme, nelle tombe di queste minoranze privilegiate, si rinvengono oggetti relativi al consumo delle carni, come spiedi ed alari (strumenti dotati peraltro di una molteplicità di significati ideologici), cui si aggiungono poi, sempre nella sfera del banchetto, servizi via via più completi da vino: crateri per mescolarlo con acqua, mestoli a filtro, coppe, grattugie per insaporirlo con pezzetti di formaggio.

Le èlites indigene sembrano nel complesso aver avvertito l'esigenza non solo di circondarsi di oggetti di lusso importati, ma anche di rimodellare alcuni loro comportamenti secondo gli usi dei loro interlocutori appartenenti a società a più elevato livello di sviluppo, o quantomeno di adottarne i segni esteriori.

A fianco, spesso con quell'abbondanza iterativa che è uno dei modi caratteristici di esprimere la ricchezza, sono presenti i prodotti dell'artigianato ceramico. Rimasto a lungo fedele a un gusto decorativo di prevalente geometrismo, sostanzialmente autonomo dall'influsso greco, esso è capace di tanto in tanto di improvvise aperture, con imprevedibili raffigurazioni umane o fantasiosi antropomorfismi che investono la forma del vaso stesso.


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