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Arcaici

Premessa

La vicenda storica del Melfese non può essere separata in nessun momento da quella di tutto il territorio circostante, della Alta e Media Valle dell'Ofanto e dell'Alta Valle del Bradano: sono infatti i fiumi che costituiscono per un arco cronologico lunghissimo l'elemento unificante, sia come fondamento per la vita delle comunità, sia come grande via di transito e di scambio di beni di ogni genere (dalle greggi alle merci preziose) come di elementi ideologici e di costume.

Dopo una lunga fase assai poco conosciuta (corrispondente alla prima età del Ferro), verso la metà del VII secolo a.C. in tutto il Melfese come in gran parte della Basilicata e della Puglia si sviluppano rapidamente numerosi abitati. Sono piccoli nuclei di capanne, quasi sempre concentrati su alture ben difendibili e da cui è facile controllare il transito lungo le valli fluviali. Talora, come a Ripacandida, sono protetti da grossi muri a secco; al loro interno capanne e tombe si alternano senza regolarità. Un caso eccezionale è costituito dal villaggio del Pisciolo di Melfi, posto a guardia di un guado dell'Ofanto.

Attività produttive

Abitano questi insediamenti genti italiche appartenenti a diversi gruppi: sono i Dauni che dalle pianure del Tavoliere si estendono fino alle Murge (Lavello, Banzi), e gli Enotri che occupano tutta la fascia delle alture appenniniche, includendo nella propria area altre a quasi tutta l'attuale provincia di Potenza, anche una fascia consistente di quella di Salerno. Se nelle zone pianeggianti (ad esempio Leonessa di Melfi) la base economica di queste comunità è l'agricoltura, l'allevamento del bestiame prevale nelle zone collinari e di montagna. Quasi certamente viene praticata in modo regolare la transumanza fra interno e coste, sfruttando quelle valli che assicurano un transito comodo e diretto.

Contatti col mondo greco

In questo momento, sulle coste Ioniche del Tirreno sono già insediate le colonie greche. Poseidonia (Paestum), Metaponto, Taranto, Siris (cui si sostituirà Heraclea nell'area dell'attuale Policoro), Sibari, Crotone, etc sono città dotate di strutture politiche complesse, centri di produzione, di scambio e di consumo di merci. Al contatto con questo mondo, anche la società indigena dell'interno si evolve con rapidità.

Evoluzione sociale

I meccanismi dello scambio favoriscono la nascita di gruppi dominanti, nelle cui mani sembra raccogliersi la maggior parte della ricchezza. L'originario rapporto di eguaglianza fra i membri delle comunità cede il posto ad una chiara divisione sociale. Dai centri della costa giungono oggetti di pregio, una parte dei quali troviamo nelle tombe, soprattutto in quelle in cui sono stati deposti gli esponenti di questi gruppi dominanti. Seppellire con il defunto (e quindi distruggere) questi oggetti preziosi diviene quindi un modo per esibire la ricchezza del proprio gruppo, manifestando ed aumentando il prestigio sociale di cui si gode. Tombe di questo genere sono state rinvenute a Melfi (Pisciolo e Chiuchiari), e a Ruvo del Monte. In esse gli oggetti importati si affiancano alle armi ed ai carri, segno di una antico modo di combattere, e naturalmente la ceramica di produzione locale, spesso di elevata qualità.

Fase lucana

Fra la fine del secolo V a.C. e la metà del successivo gran parte del mondo indigeno entra in crisi. Nuove genti, destinate a lasciare il proprio nome alla regione, i Lucani occupano più o meno pacificamente la zona appenninica arrestandosi ai confini dell'attuale Puglia. Nel melfese solo Lavello e Banzi non sembrano risentire di questa nuova situazione; nella fascia collinare molti abitati sono abbandonati, altri subiscono delle trasformazioni; la vita sembra riprendere solo verso il 350 a.C.


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