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Principato Melfi

La morte del sovrano Roberto d'Angiò, sopraggiunta nel 1343, apre per il Regno di Napoli un lungo periodo di crisi costellato da continue lotte intestine aventi come obiettivo la successione al trono (1). Per accaparrarsi l'alleanza dei feudatari, i pretendenti che si alternarono alla guida della nazione, nel tentativo di consolidare la loro posizione istituzionale, furono costretti ad elargire nei confronti dei baroni continui benefici e privilegi, provocando l'inevitabile e progressivo indebolimento del potere centrale ed il conseguente potenziamento di quello feudale. I piccoli e frammentari possedimenti assegnati generalmente a militi che si erano distinti al servizio dei vari regnanti del Meridione a partire dal periodo normanno-svevo, divennero, nella prima metà del XV secolo, veri e propri stati feudali, i cui possessori, grazie anche ad un efficace sistema fondato sulla parentela e sull'alleanza tra i casati, avevano la capacità di influenzare in maniera determinante le vicende politiche dell'intero regno (2).

La città di Melfi, Atella e il feudo di Lagopesole furono affidati nel 1416 a Sergianni Caracciolo. Discendente da un ramo dei Caracciolo detto 'del Sole', Sergianni si era dapprima distinto in guerra al fianco del re Ladislao di Durazzo, divenendo poi l'amante ufficiale della regina Giovanna II, dalla quale ebbe i predetti possedimenti e la carica di gran siniscalco del regno (3).

Nel giro di pochi anni la contea si ingrandì con altri feudi: Candela, Rapolla, S. Fele, Avigliano e Forenza. Al 1420 risale l'acquisto di Ripacandida dai Bonifacio (4), mentre Abriola fu portato in dote dalla moglie di Sergianni, Caterina Filangieri (5).

Il Caracciolo ottenne anche il ducato di Venosa (1425) (6) , ed esercitò indirettamente il controllo su Oppido, sul castrum di Monticchio e su Lavello (7). Il prestigio acquisito da Sergianni cominciò a destare serie preoccupazioni negli ambienti vicini alla monarchia angioina, soprattutto dopo la scoperta del suo tentativo di avvicinamento alla fazione aragonese. Fu perciò la stessa Giovanna II a tessere la congiura che portò all'assassinio del Caracciolo proprio nel giorno del matrimonio tra il figlio Troiano e Maria Caldora, nell'agosto del 1432 (8). Fu un duro colpo per Troiano, che si vide confiscare tutti i feudi, ma la fine del governo angioino era imminente, e il Caracciolo ne doveva essere consapevole, dal momento che negli anni successivi si pose al servizio di Alfonso d'Aragona contribuendo al successo di quest'ultimo, e fu premiato pertanto nel 1441 con il titolo ducale e la restituzione dell'intero stato di Melfi (9).

Per oltre quarant'anni la configurazione del vasto comprensorio di feudi non subì alcuna variazione, nonostante il diretto successore di Troiano, Giovanni II Caracciolo, avesse sostenuto il partito francese all'inizio degli anni '60 del XV secolo, nell'interminabile conflitto tra iberici e transalpini per il dominio sul Meridione d'Italia (10).

La partecipazione di Giovanni II all'ennesima congiura contro Ferdinando I d'Aragona, ordita nel 1485, costò al duca di Melfi la confisca dei feudi e, dopo la prigionia nelle segrete di Castelnuovo, a Napoli, la stessa vita (1487) (11). La storia dei Caracciolo del Sole sembra ripetersi ciclicamente. Quanto accaduto a Troiano I successe anche al nipote Troiano II, figlio di Giovanni II, che dovette barcamenarsi tra simpatie filofrancesi alimentate dalla spedizione di Carlo VIII nel Regno di Napoli, e la fedeltà alla monarchia aragonese, ma nel 1495 riuscì a rientrare in possesso dei feudi di Rapolla, Ripacandida, Candela ed Abriola (12).

Il 17 dicembre 1498 Troiano II venne insignito del titolo di principe di Melfi da Federico d'Aragona (13), ricomponendosi cosi gli antichi confini dello stato feudale, fatta eccezione per Avigliano, pervenuto nel frattempo in possesso dei discendenti del ramo cadetto dei Caracciolo del Sole, i quali, a partire da Diomede, avevano assunto la denominazione di Caracciolo di Avigliano (14).


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