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Federico II

Figlio dell'imperatore Enrico VI (suo nonno era quindi il Barbarossa) e di Costanza d'Altavilla, rimase orfano del padre a soli tre anni e stette sotto la tutela della madre che riconobbe la signoria feudale del pontefice Innocenzo III e rinunciò per Federico all'impero.

Alla morte di Costanza (1198) Federico fu affidato alla tutela del pontefice, mentre il regno di Sicilia ridiventava campo di contesa tra feudatari tedeschi e nobili normanni. L'azione di Innocenzo, come sovrano e come tutore, fece sì che al termine di molte lotte e intrighi Federico diventasse infine re di Napoli e di Sicilia (1208), re di Germania (1215) imperatore del Sacro Romano Impero (1220).

Alla morte di Innocenzo III (1216), libero dalla tutela del papa, Federico II potè cominciare a svolgere la sua politica personale. Nel 1228 concluse, tramite negoziati, la V crociata bloccata in Egitto al comando di Andrea d'Ungheria, Alessandro d'Austria e Giovanni di Brienne; il sultano al-Malik al-Kamil gli concesse i Luoghi Santi e il titolo di re di Gerusalemme. Nel successivo periodo di relativa tranquillità di cui potette godere, riorganizzò l'amministrazione dei suoi territori, emanando provvedimenti diversi culminati nelle Costituzioni di Melfi del 1231. Volle poi estendere la propria influenza su tutta l'Italia, e si scontrò con la ricostituita Lega Lombarda che vinse a Cortenuova (1237), per essere poi da essa sconfitto a Fossalta (1249). Tenne splendida corte a Salerno, Lucera e Palermo, centro della scuola poetica siciliana a cui egli stesso appartenne; nel 1224 fondò l'università di Napoli (Studio Generale).

Alla consapevolezza di avere nelle sue mani un potere che era il maggiore dei suoi tempi, al suo impeto passionale, alla conoscenza larga della cultura e delle vita Federico II accoppiava una concezione politica assolutistica che lo pose in contrasto sia con i diritti accresciuti dei feudatari, sia con le libertà dei comuni, sia con i privilegi della Chiesa e con l'autorità di Innocenzo III. Nato ed educato in Italia, si occupò poco della Germania prediligendo la penisola, dove rimase per la maggior parte della sua vita, e considerò il regno di Sicilia come il vero centro del suo dominio.

Qui riordinò tutta l'amministrazione dando al regno un carattere burocratico; mirabile impulso ebbe anche la cultura e la corte di Palermo divenne un centro importantissimo della nascente poesia volgare.

Quando, riordinato il regno di Sicilia, volle estendere la sua influenza su tutta l'Italia riprendendo per suo conto la causa perduta di Barbarossa, provocò fatalmente il ricostituirsi dell'alleanza fra papato e comuni che alla lunga gli fu fatale. Fu tollerante, se non benevolo, verso l'islamismo; mostrò una tendenza allo scetticismo venata di incredulità; condusse una libertà di costumi quasi inconcepibile per la mentalità medievale. Fu scomunicato tre volte.


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