F.S. Nitti

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06 gennaio 2022

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F.S. Nitti

Democratico, grande esponente della borghesia industriale più avanzata, ma nemico delle rendita della retriva borghesia parassitaria.

Nacque a Melfi, nel 1868, da una famiglia piccolo borghese. A 20 anni, influenzato dal positivismo tedesco e dalle scienze sociali ed economiche provenienti dall'Inghilterra, nel 1888,  pubblicava un singolare saggio:  L'emigrazione italiane e il suo avvenire.

Entra così dentro un circolo di economisti e dei primi sociologi dando vita a Rassegna settimanale.

Collaborò, giovanissimo ai giornali napoletani  'Il Mattino' e  'Il Corriere di Napoli', e a vent'anni pubblicò il saggio 'L'emigrazione italiana', rivelando il suo interesse per i problemi del Mezzogiorno e la predilezione per le scienze socio-economiche. Divenuto docente di Economia politica all'Università di Napoli, si dedicò allo studio del Meridione, con esiti diversi da quelli di Giustino Fortunato, di cui non condivise la visione pessimistica e ruralista.

Convinto che l'Italia non avrebbe risolto la questione Meridionale, senza un intenso programma d'industrializzazione, che riteneva essenziale anche per la Campania, in contrapposizione all'ipotesi di uno sviluppo del terziario, il Nitti si dimostrò nemico della rendita parassitaria, tipica della retriva borghesia del Sud. Sostenne anche fortemente la necessità della modernizzazione dello Stato liberale, che gli appariva inefficiente e iniquo, sotto il profilo tributario e finanziario, nei confronti del meridione. Fu per questo in polemica col liberalismo economico, accusato di 'statolatria socialista'.

Condusse la sua battaglia sulle riviste 'Riforma sociale', fondata nel 1894 con Luigi Roux, editore e direttore di 'La Stampa' di Torino, e con opere quali 'Nord e Sud', del 1906, e 'Principi di scienze delle finanze', del 1903. Nel 1900 pubblica  Il bilancio dello stato dal 1862 al 1896;  nel 1903 dà alle stampe  Principi di scienza delle finanze;  e nel 1904 pubblica La ricchezza dell'Italia. Tutti saggi che entrano in polemica con gli ambienti del liberalismo economico sia conservatore che democratico. Fu infatti accusato di fare della 'statolatria socialista'.

Con le polemiche,  Nitti esordisce nello stesso anno nella vita politica diventando deputato con la lista dei radicali. Ed è proprio lui ad essere investito subito con la direzione di una commissione parlamentare per studiare proprio il suo territorio e le condizioni dei contadini  in meridione e in Sicilia.

Diventa un propugnatore  di un programma di intensa industrializzazione del Sud, perchè sosteneva che solo questo poteva risolvere la 'questione meridionale'. Non solo, ma individuò come grave ostacolo allo sviluppo del Mezzogiorno, lo squilibrio nella politica tributaria adottata dai governi nei confronti del meridione, giudicata iniqua oltre che inefficiente.

Eletto deputato, nel 1904, nelle liste radicali di Muro Lucano ebbe, nel 1906, ruoli direttivi nella commissione d'inchiesta sulle condizioni di vita dei contadini del Meridione.

Come ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio, nel IV Gabinetto Giolitti (1911-14), fu tenace difensore del monopolio delle assicurazioni sulla vita; come ministro del Tesoro nel successivo governo, riuscì ad evitare, negli ultimi mesi della prima guerra mondiale, ulteriori passivi monetari con l'estero.

Divenuto Presidente del Consiglio, governò dal 1919 al 1920 con grande difficoltà, perchè privo dell'appoggio sia dei cattolici che dei socialisti, riuscendo comunque ad attuare la smobilitazione dell'esercito e la riforma elettorale (passaggio dal sistema uninominale a quello proporzionale). Oppositore del fascismo, costretto all'esilio in Francia dopo il delitto Matteotti, fu arrestato e deportato dai nazisti.

Tornato alla vita pubblica come senatore nella prima legislatura democratica (1948-53), conservò la sua impostazione tecnocratica e sostenne che responsabile della guerra non poteva essere considerato solo il fascismo, tanto da proporre addirittura il reinserimento, nelle cariche pubbliche, del personale compromesso con la dittatura.

Nelle amministrative del 1953, capeggiò a Roma il fronte delle sinistre. Morì in quello stesso anno.

 

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Ultimo aggiornamento: 06 gennaio 2022, 17:29

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